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Senso unico eccetto bici: capiamoci qualcosa!

Negli ultimi giorni sono giunte notizie che fanno sperare la ripartenza della discussione parlamentare sulla Legge Meta, l’insieme.

Mentre la riforma del Codice della Strada rimane bloccata in Senato da quasi 3 anni, la Legge Meta introdurrebbe già alcuni elementi del nuovo Codice che segnalerebbero importanti novità nell’agevolazione dell’uso della bici per il trasporto: la decadenza dell’obbligo di uso di piste su marciapiede, chiarire la possibilità di parcheggiare le bici su marciapiede quando non d’intralcio e soprattutto (dopo già un parere positivo del Ministero dei Trasporti) l’introduzione del senso unico eccetto bici, una sorta di essere mitologico di cui da tempo si parla, ma su cui pochi hanno le idee chiare.

Troppo spesso di sente parlare di “ciclisti contromano” come principio di tutti i mali, ma proviamo  a capirci qualcosa!

Innanzitutto di che cosa si tratta e dove si applica? Il senso unico eccetto bici prevede che i ciclisti possano transitare in entrambi i sensi di marcia anche in strade che per gli altri veicoli sono a senso unico. Ciò può avvenire non in tutte le tipologie di strade, ma soltanto in arterie con velocità moderata, sia in presenza di corsia ciclabile dedicata o senza, in Zone 30 (ad esempio i centri storici) o residenziali.

Perché lo riteniamo utile? È verificato che un eccessivo allungamento dei percorsi disponibili per i ciclisti per arrivare da un punto A ad un punto B sia un forte disincentivo alla ciclabilità. Per questo motivo, viste le scarse dimensioni delle strade dei centri storici italiani, è fondamentale che, anche laddove non ci sia lo spazio per tracciare una corsia ciclabile ma ci sia comunque lo spazio e la visibilità sufficiente per consentire il transito di un mezzo piccolo come la bici, questa possa transitare in senso opposto alla marcia delle auto.

É pericoloso? Dal momento che il doppio senso ciclabile è una pratica diffusa in moltissimi paesi europei, sono disponibili parecchi studi che analizzano i cambiamenti della mobilità dovuti all’introduzione di questa prassi. Tutti dimostrano che non ci un aumento dell’incidentalità, sia anzi più semplice per l’automobilista vedere il ciclista che arriva nella direzione opposta rispetto al ciclista che occupa il bordo strada nella stessa direzione di marcia dell’auto, la dimensione della strada non rappresenta una variabile rilevante (anzi, più le strade sono strette, più la pratica è sicura).

E Bologna? A Bologna esistono diversi esempi di “senso unico eccetto bici”, tutti con pista ciclabile dedicata. È importante chiarire che in presenza di queste piste ciclabili, i ciclisti che viaggiano nel senso delle auto sono tenuti a transitare sulla carreggiata, mentre la pista è riservata a chi percorre la strada in senso opposto a quello di marcia.

 

 

Noi dell’Associazione Salvaiciclisti Bologna siamo fermamente convinti, a livello generale, che le città, soprattutto le Zone 30 e le Zone Residenziali, debbano diventare sempre più spazi dedicati agli utenti deboli, pedoni e biciclette, sottraendoli progressivamente ai mezzi pericolosi, ingombranti, rumorosi ed inquinanti. Per questo motivo, vediamo con grande favore la possibile introduzione del senso unico eccetto bici, che può essere un cambiamento legislativo in grado di migliorare la percorrenza delle nostre strade cittadine, semplificando i percorsi dei ciclisti. Noi, così come anche Comune e Regione, stando a recenti dichiarazioni, lavoriamo ogni giorno per aumentare la percentuale di percorsi urbani realizzati in bici invece che in macchina (oggi al 10%) e siamo convinti che questo aumento passi anche dall’approvazione del Nuovo CdS e, quindi, della norma sul senso unico eccetto bici.